La Parola della Domenica 6 marzo
Dal libro del Deuteronòmio Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».
Rit: Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Da Vatican News: Quello odierno è il 6° giorno della guerra in Ucraina. 1 marzo è anche il giorno in cui si scorgono i primi segni della primavera. Lo ricorda Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč della Chiesa greco-cattolica ucraina, che ogni giorno, quando i bombardamenti smettono di martellare Kiev, invia il suo videomessaggio, un appuntamento quotidiano. “Anche se oggi la neve bianca ha spolverato la nostra capitale – afferma – la primavera inesorabilmente arriva sulla terra ucraina. Proprio come un bucaneve che si fa strada attraverso la neve per mostrare il suo fiore, così anche il giorno di luce e di pace per la nostra terra irrompe costantemente e con forza attraverso gli orrori della guerra”. Imparare ad amare “In questi ultimi momenti abbiamo assistito ai nuovi orrori della guerra. Abbiamo visto scuole, asili nido, cinema, musei distrutti, e al mattino un razzo ha colpito l’ospedale di maternità”. Perché donne e neonati sono diventati vittime di questa guerra? “Noi preghiamo. Resistiamo”. “In questi giorni abbiamo visto l’eroismo della gente comune. Abbiamo pianto le vittime degli attentati missilistici a Kharkiv, ma ieri abbiamo anche visto gli abitanti di Berdyansk espellere, a mani nude, le forze armate dalla loro città”. Sua Beatitudine incoraggia tutti ad “imparare ad amare in questo momento tragico”. “Non lasciamoci sopraffare dall’odio, non usiamo il suo linguaggio e le sue parole”. Ed invita a prepararsi per il 2 marzo, a trascorrerlo come chiesto da Papa Francesco, che ha indetto in coincidenza con il Mercoledì delle Ceneri la Giornata di digiuno e preghiera per l’Ucraina. In preghiera per la pace e per vittime del Covid Anche la Chiesa in Europa implora la pace. Dal Mercoledì delle Ceneri, e per tutto il tempo di Quaresima, i presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) celebreranno la Messa ricordando i morti a causa della guerra e quelli mietuti dal Covid. “Vogliamo unire la nostra voce – afferma monsignor Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente della Ccee – a quella del Papa perché tacciano le armi, si ponga immediatamente fine alla guerra in Ucraina e si lavori per la pace: le ragioni della pace sono più forti di ogni calcolo di interessi particolari e di ogni fiducia posta nell’uso delle armi”. Questo tempo di Quaresima è anche l’occasione “per ribadire la vicinanza della Chiesa a quanti hanno sofferto e ancora lottano contro il coronavirus, per invocare la fine della pandemia e ricordare nella Santa Messa, le vittime, le tantissime vittime del Covid”. L’impegno della Caritas in Ucraina e nei Paesi limitrofi Il conflitto in Ucraina vede mobilitata l’intera rete internazionale Caritas. In Ucraina le attività sono assicurate in 19 centri, sparsi nell’intero Paese e nei quali vengono erogati beni d’urgenza, pasti, docce, indumenti, forniture igieniche, ma anche supporto psico-sociale e servizi di trasporto. Grande cura viene inoltre prestata ai minori ospitati in 22 case-famiglia o raggiunti negli orfanotrofi pubblici. La rete Caritas ha allestito in Ucraina anche 5 Child Friendly Spaces per accogliere, accudire ed educare minori in fuga a causa della guerra. Sono intense le attività delle Caritas nei Paesi confinanti. I flussi sono composti soprattutto da donne, bambini e anziani. In Polonia le Caritas diocesane hanno messo a disposizione 2.500 posti letto e attivato volontari per sostenere le famiglie accolte nei centri predisposti dalle autorità pubbliche. Al fine di ospitare i profughi, nella Repubblica di Moldova la Caritas ha aperto 3 centri per 500 posti letto. Preghiera e solidarietà “La Chiesa cattolica in Moldavia vive una esperienza nuova da quando è scoppiata la guerra in Ucraina: in questi pochi giorni di tensione siamo passati dallo sconcerto e dalla paura ad una grande catena di preghiera e adesso a tante iniziative di solidarietà e accoglienza”. Così il vescovo della diocesi di Chișinău,nella Repubblica di Moldova, monsignor Anton Coșa, riferendosi alle migliaia di persone che in questi giorni hanno varcato il confine tra Ucraina e Moldavia per scappare dalla guerra. “Il nostro dovere non è solo quello di pregare ma anche quello di agire subito con amore aprendo i nostri cuori ai bisogni dei fratelli e delle sorelle che bussano alle nostre porte. È proprio quello che stiamo facendo e lo facciamo per dare a tutti, ed anche a noi, un motivo di speranza ben sapendo che domani potremo ritrovarci anche noi nella stessa situazione”.
Libertà La tentazione verifica la libertà, la capacità di scelta. Gesù vive in pienezza l’umanità, segnata da quell’elemento fondamentale che è la libertà. Gesù deve scegliere come annunciare la Parola, come raccontare Dio. Lui sa tutto del Padre (è Dio!) ma deve elaborare una strategia, perché non può fallire l’obiettivo: che gli uomini sappiano di essere amati follemente da un Padre che è solo Amore. Diavolo Arriva il diavolo e parte la battaglia. Il diavolo cerca di illudere Gesù con tre “se”: «Se tu sei figlio di Dio… se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me… se tu sei figlio di Dio». Il diavolo insinua sempre il dubbio riportandoci a ciò che è stato, all’irrealtà di “come sarebbe stato se… ”. Ma la realtà non si cambia, si vive. Nel deserto invita Gesù a scegliere la strada più semplice, annunciata dai profeti e da Giovanni: un Messia trionfatore, forte, acclamato da tutti. Insomma meglio essere un Messia come se lo aspetta la gente, come ce lo aspettiamo noi: pronto a risolvere i problemi (perché Dio è onnipotente e può tutto) e pronto finalmente a fare giustizia, cioè a punire i malvagi e premiare i buoni. A pensarci bene la proposta del demonio è ragionevole, piena di buon senso perché le tentazioni sono sempre suadenti. “Se vuoi che la gente ti acclami come Messia”, sembra dirgli, “cura la tua immagine, scendi a patti e fai qualche miracolo strabiliante: assicuragli pane e potere e ti seguiranno”. Tentazioni: la tentazione di avere tutto e subito. L’uomo invece deve imparare ad attendere i tempi di Dio. Gesù, nella sua vita, non dirà mai alla pietra di diventare pane, ma chiederà al pane, di trasformarsi in strumento di fraternità e ospitalità. La tentazione di mercanteggiare, di scendere a compromessi con i nostri valori, vendendo magari la nostra dignità in cambio di denaro dimenticando che Dio non vuole schiavi ma figli liberi. La tentazione di sfidare Dio chiedendo un miracolo. “Dio se esisti, se sei buono fa’ che…”. Un Dio a nostro servizio, da rimproverare quando davanti a una malattia non interviene, quando non manda i suoi angeli dimenticando che Dio invia persone buone come angeli, che portano non ciò che desideriamo, bensì ciò di cui abbiamo bisogno. Scelte Gesù rifiuta di compiere gesti spettacolari, rifiuta di strumentalizzare per motivi futili il suo rapporto di amore con il Padre. Sceglie diversamente, sceglie di andare al cuore delle persone, di giocarsi la vita nella logica dell’amore, di raccontare liberamente il vero volto di Dio. Vuole che la gente lo segua per quello che è non per quello che promette o dà. Sarà un Messia umile, senza troppo clamore che userà solo l’arma dell’amore nella sua battaglia contro il male. Il popolo si accontenterà di nutrirsi lo Spirito e non la pancia? Ecco il rischio di Dio, ma l’amore corre sempre dei rischi. Prova la prova c’è e ritornerà più volte. Sarebbe bello dire: “Questa prova l’ho affrontata, sono tranquillo”. E, invece, a livelli sempre diversi, saremo sempre messi alla prova. Ed è bene che sia così perché ogni prova, se superata, ci radica sempre di più in Dio. Ma c’è una tentazione più grande: fuggire la tentazione, evitare ciò che è difficile, sfuggire alle tempeste. Sembra una soluzione ma non lo è. Il deserto non si può evitare: bisogna rimanerci dentro tutto il tempo che serve e attraversarlo.