La Parola della Domenica – 3 marzo

La Parola della Domenica – 3 marzo

La parola che risuona nella tua Chiesa, o Padre, come fonte di saggezza e norma di vita, ci aiuti a comprendere e ad amare i nostri fratelli, perché non diventiamo giudici presuntuosi e cattivi, ma operatori instancabili di bontà e di pace.

Dal libro del Siràcide Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo. Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini.

Rit: È bello rendere grazie al Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

+ Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:  «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
“Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Gesù ci propone oggi un Vangelo piuttosto ostico, con il desiderio – da parte sua – di lasciare che le beatitudini dirigano la nostra vita. Vi ricordo, però, questo dato fondamentale della vita cristiana: la vita morale è conseguenza di un incontro, non uno sterile moralismo, la legge di Dio, ricorda san Paolo è opera del Signore, non fatica vana come l’obbedire esternamente ad una norma. E’ un po’ come quando vedo uno dei miei ragazzi che si prende una cotta: la prima cosa che salta agli occhi è che si cura di più, si tiene in ordine, diventa improvvisamente puntuale: perché innamorato. Gesù ci chiede di essere misericordiosi perché il Padre è misericordioso: il nostro agire è conseguenza dell’incontro che abbiamo avuto con Dio.  Il peccato, dunque, l’agire morale. E subito, sicuramente, ci vengono in mente le grandi tragedie della vita, gli omicidi, le stragi, le aberrazioni di cui veniamo a conoscenza. Bhé, visto tutto ciò che capita nel mondo noi non siamo poi così tanto male! Non uccidiamo, non rubiamo (nel senso di rapina a mano armata, ma se capita di grattare senza troppi danni qualche soldino…) quindi siamo a posto. Invece la Scrittura ci invita a leggere la nostra vita puntando in alto, di non paragonarci a chi si comporta peggio, trovandoci passabili, ma confrontandoci col sogno di Dio su di noi. Dio ci vede come dei capolavori, dei pezzi unici, come dei figli. Vuole che – come aquile – voliamo in alto, e noi sembriamo dei paperi che guardano con sufficienza le galline…Gesù è chiaro: non guardare alla pagliuzza nell’occhio del fratello tu che hai un trave nell’occhio. Quant’è vero! Quanta fatica faccio a riconoscere i miei sbagli! Quanto sono pronto a giustificarli, ad attenuarli! Con me sono comprensivo e benevolo, con gli errori degli altri sono spietato e giudico con durezza eccessiva. Esagero? Ascoltatevi! Ascoltiamoci quando si tratta di parlare di un’altra persona, dei miei vicini, dell’amministratore del mio condominio. Siamo sempre troppo adolescenti, intenti a proteggerci per paura che qualcuno ci ferisca, sempre troppo concentrati a far apparire il meglio di noi per paura che gli altri non vedano il peggio. Liberi, amici, liberi! Siamo aquile fatte per volare, sbattete le ali! Dio ci dona ali di aquila per accogliere ciò che siamo con verità, per imparare ad amarci e ad amare gli altri con semplicità, per sapere che siamo capolavori in costruzione e durante i lavori in corso uno sopporta un po’ di polvere e di rumore. Impariamo a vedere noi stessi e gli altri così come Dio ci vede. Non si tratta allora di non giudicare le situazioni, di non esprimere pareri, no. Ma di cambiare il criterio di riferimento, di vedere le cose con lo sguardo pieno di speranza del Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. E’ una vera conversione quella che Gesù chiede, un cambiare del tutto l’atteggiamento, un guardare in modo diverso. Siamo tutti peccatori, siamo tutti figli: non abbiamo bisogno, come i bambini dell’asilo, di fare bella figura davanti alla maestra: un padre e una madre conoscono i difetti dei propri figli e amorevolmente li accettano e cercano – insieme – di migliorarli.

Gesù invita a guardare i fatti, non i sogni: dai frutti si vedono gli alberi. Frutto buono – albero buono, semplice, no? E’ vero! Può essere un’idea interrogarsi sulla propria vita, sulle cose che crediamo importanti, sulle nostre scelte: che frutti danno? Siamo sereni, pieni di vita, capaci di affrontare le avversità? Buon segno, abbiamo messo il Vangelo al centro. Ma se – invece – il lavoro sempre più ingombrante, l’ansia del benessere o la voglia di apparire vi danno inquietudine, interrogatevi ed abbiate l’umiltà della retromarcia. In settimana cominciamo la quaresima: perché non fare la “penitenza” di entrare questa logica, perché non vedere il lato luminoso della vita e degli altri, invece di vedere sempre l’aspetto negativo? Varrebbe più di mille venerdì di magro e dell’obolo per le missioni (fatelo comunque, ma col cuore!).

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1 marzo 2019, parrocchiadiprestino