La Parola della Domenica – 6 gennaio (Epifania)

La Parola della Domenica – 6 gennaio (Epifania)

Dal libro del profeta Isaia Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Salmo Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Dal vangelo secondo Matteo Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Epifania: il neonato si rivela a tutte le genti. I pastori, gente d’Israele, già lo avevano incontrato e riconosciuto, ora però si apre la dimensione universale che abbraccia altri popoli, tutti i popoli.

I Magi, infatti, sapienti, sacerdoti persiani, detentori di poteri soprannaturali, astrologi che scrutano il cielo indagando, cercando risposte ai loro interrogativi, non appartengono al popolo eletto, non pongono la loro vita nelle mani dell’Altissimo, Dio Uno. Tuttavia, sono dei cercatori di Dio che rifiutano l’idolatria. Vedono sorgere un astro e si lasciano guidare. Abbandonano il loro mondo, le coordinate del loro vivere e si inoltrano in un cammino sconosciuto, cercando sempre la Verità. Un esodo percorso alla luce della stella, segno della divinità. Matteo vuol far comprendere che la ricerca viene illuminata dalla Parola. Nel libro dei Numeri (24,17) si legge “sorgerà un astro da Giacobbe e si leverà un uomo da Israele”, quindi l’astro li guiderà alla persona. Si sarebbero attesi un re, un personaggio importante? Non lo sappiamo ma è certo che si ritrovarono invece davanti a un neonato. Le promesse antiche però sono compiute: Egli è l’Atteso, per tutti, per tutta l’umanità, non solo per coloro che appartengono al popolo eletto. Due i luoghi del loro viaggio: Gerusalemme e Betlemme. La città santa Gerusalemme si inquieta ma non si rivolge ai Magi per condividere la loro ricerca. In un contesto strabiliante e che prelude ad un incontro atteso e determinante, emerge un fattore negativo, buio: l’ostilità. A Betlemme Davide era stato unto con l’olio, Gesù sarà unto dallo Spirito Santo. Era il luogo in cui cercarlo e trovarlo, come aveva profetato Isaia: “E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele”. Solo i Magi però vedono l’astro fermarsi sul luogo dove si trova il neonato e lo adorano.

Adorazione significa prostrazione, piegarsi dinanzi alla divinità, grande e potente. Per tre volte ritorna il verbo e sottolinea l’azione libera e gioiosa, nell’originale è scritto infatti “gioirono molto di gioia grande”. I doni esprimono il loro pensiero: il piccolo è re e gli donano l’oro; in lui è presente Dio e gli donano incenso; l’astro si è posato su di lui ma dovrà morire, gli donano perciò la mirra. Una sproporzione inaudita che non può che stupire: una famiglia povera, un alloggio povero, un neonato povero, colmato di dono regali. Riconosciuto come Messia. In questi non ebrei, che rappresentano tutti i popoli e cercano Dio, è evidente un cammino di fede. Nei nostri giorni i cercatori di verità sono tanti, forse più di quanti pensiamo. Molti approdano alla Verità perché il desiderio è mosso ed alimentato da interrogativi stringenti, in ricerca instancabile, universale, in un itinerario verso Dio. Edith Stein lo aveva percepito: “Dio è la verità. Chi cerca la verità, cerca Dio, lo sappia o meno”.

Perché il cammino del Sinodo diventi per tutti noi occasione per rinnovare la nostra adesione di fede a Gesù Cristo, per tornare con decisione alla scuola del suo Vangelo, preghiamo.

Per tutte le comunità parrocchiali della nostra diocesi, perché nella comune ricerca e nel lavoro sinodale possano crescere nella fede e diventare luoghi di comunione e di fraternità, preghiamo.

 

Perché il Sinodo, attraverso la riflessione e il discernimento, sappia riconoscere i diversi carismi che lo Spirito suscita nella nostra Chiesa e promuova nuove forme di servizio, preghiamo.

 

Per la nostra Chiesa diocesana: con il Sinodo scopra i segni della presenza di Dio negli avvenimenti della vita e si apra a Cristo, unico salvatore, preghiamo.

 

Perché l’esperienza del Sinodo ci veda capaci di continuo riferimento alla Parola che salva per poter vivere ogni momento della nostra esistenza alla luce del disegno di Cristo, preghiamo.

 

Per la nostra comunità ecclesiale: attraverso il Sinodo dia vita ad esperienze forti di ascolto e di condivisione della Parola di Dio, per un rinnovato impegno missionario, preghiamo. Perché il Sinodo ci solleciti a un rinnovato incontro con Cristo, e la sua Parola affascini e provochi in noi scelte profetiche per la vita della nostra comunità cristiana, preghiamo.

 

Perché durante questo tempo di Sinodo, non manchi la nostra partecipazione attenta e responsabile per una crescita delle nostre comunità, preghiamo.

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4 gennaio 2019, parrocchiadiprestino